Il 28 aprile 2025 alle 12:33 ora locale, la penisola iberica (Spagna, Portogallo, Andorra e zone sud della Francia) ha perso circa 15 GW di generazione elettrica in 5 secondi, con un blackout che ha durato in media 10–14 ore e in alcune zone fino a 23 ore. Hanno subito disservizi circa 55 milioni di persone. Sono morte almeno 7 persone per cause indirette (incidenti stradali ai semafori spenti, dispositivi medici off-line, intossicazioni da generatori in ambienti chiusi, ascensori). Il rapporto ENTSO-E ha attribuito l’evento a una cascata di oscillazioni di frequenza in una rete con bassa inerzia, aggravata dalla mancata risposta automatica delle riserve termoelettriche. L’Italia fa parte della stessa rete sincrona europea e ha vulnerabilità strutturali simili. Il prossimo blackout di questa portata in Europa è probabile entro 5 anni, secondo le stesse stime di ENTSO-E.
A 13 mesi di distanza, il blackout iberico è diventato il primo grande “stress test” della rete elettrica europea nell’era della transizione energetica. Le retrospettive italiane si sono divise tra chi ha attribuito tutto alle rinnovabili (Lega, FdI, parte di Confindustria) e chi le ha difese (Legambiente, ECCO Climate, Qualenergia). Entrambi gli schieramenti hanno parlato di rete, megawatt, inerzia di sistema, oscillazioni di frequenza.
Quello che è rimasto fuori da tutte queste analisi — e che è quello che riguarda davvero chi vive in Italia — è cosa è successo dentro le case spagnole e portoghesi quel giorno: come si sono comportati i bancomat, i POS, gli ascensori, i frigoriferi, i telefoni, le pompe dell’acqua, gli ospedali, gli aeroporti, i supermercati. Cosa è andato come previsto, cosa è andato peggio del previsto, e cosa ha fatto la differenza tra chi quella sera ha mangiato e dormito tranquillo e chi ha passato la notte al buio cercando un benzinaio aperto.
In questa retrospettiva trovi la cronologia minuto per minuto, le cause tecniche spiegate senza gergo, l’elenco completo di cosa ha smesso di funzionare e in che ordine, le 6 lezioni operative per chi vive in Italia, e cosa avresti dovuto avere in casa quel giorno.
Cronologia del blackout iberico: minuto per minuto
| Ora locale | Evento |
|---|---|
| 12:33:18 | Una serie di oscillazioni di frequenza fa scattare la disconnessione automatica di unità di generazione nel sud-ovest della Spagna |
| 12:33:21 | In ~3 secondi vengono persi circa 15 GW di potenza generata (≈60% del consumo istantaneo spagnolo) |
| 12:33:24 | La rete spagnola si separa dalla rete europea continentale (ENTSO-E) — disconnessione automatica di emergenza per proteggere il resto d’Europa |
| 12:34 | Blackout totale in Spagna continentale, Portogallo, Andorra, sud della Francia |
| 12:35–12:40 | Centrali nucleari spagnole (Almaraz, Ascó, Cofrentes, Trillo, Vandellós) eseguono SCRAM automatico: arresto di emergenza dei reattori. Centrali a gas si fermano per protezione |
| 12:45 | Reti mobili iniziano a funzionare a regime ridotto grazie agli UPS delle torri |
| 13:00 | Madrid: metro fermo, treni AVE fermi tra le stazioni con migliaia di passeggeri intrappolati |
| 13:30 | Aeroporti Madrid-Barajas e Barcellona-El Prat: cancellati ~1.500 voli totali nelle 24 ore successive |
| 14:00 | Si formano code di 4–8 ore davanti ai pochi supermercati con generatori |
| 15:00 | I bancomat sono tutti off-line; alcuni POS funzionano ancora con UPS interno, ma solo per pochi minuti |
| 17:00 | Le batterie UPS delle torri telefoniche si esauriscono in molte aree: rete mobile collassa progressivamente |
| 19:00–22:00 | Inizia il ripristino graduale (operazione di “black start” da centrali idroelettriche e da interconnessioni con Francia e Marocco) |
| 22:30 | Madrid: corrente ripristinata parzialmente |
| 00:00 (29 aprile) | Circa il 50% della Spagna ha corrente |
| +24 ore | 95% della Spagna e Portogallo ripristinati |
| +36 ore | Ripristino completo |
| +72 ore | Riavvio centrali nucleari completato (operazioni di “freddo a caldo” lente per sicurezza) |
Cosa è successo davvero (spiegato senza gergo)
La rete elettrica europea funziona come un’orchestra: centinaia di centrali devono produrre energia tutte sincronizzate alla stessa frequenza (50 Hz). Se qualcuno suona fuori tempo, il direttore — i sistemi automatici di protezione — stacca lo strumento dall’orchestra prima che mandi tutto a rotoli.
Il 28 aprile, in Spagna sud-occidentale, qualcosa ha fatto suonare fuori tempo una serie di impianti. Probabilmente una rete con poca “inerzia” (cioè con tanta produzione solare e poca produzione “rotante” da turbine pesanti che fanno da volano), in una giornata di sole forte, ha amplificato un’oscillazione invece di smorzarla. I sistemi automatici hanno staccato gli impianti uno dopo l’altro in 3 secondi. Quando la perdita ha superato la soglia di sicurezza, la rete spagnola si è automaticamente scollegata dal resto d’Europa per non trascinare giù anche Francia, Italia, Germania.
Esito: 60 milioni di persone al buio in due Paesi.
La domanda politica (“è colpa delle rinnovabili?”) è la domanda sbagliata. La domanda tecnica corretta è: la nostra rete è progettata per gestire questi nuovi scenari? La risposta del rapporto ENTSO-E è: in molte parti d’Europa, non ancora.
L’Italia è una di queste parti.
Cosa ha smesso di funzionare e in che ordine (l’elenco completo)
Questa è la parte che nessuno ha raccontato bene in Italia. Mettila a fianco di quello che hai a casa.
Nei primi 5 minuti
- Illuminazione pubblica: tutta off
- Semafori: spenti → incidenti stradali (almeno 3 morti spagnoli accertati per incidenti dovuti a semafori spenti)
- Ascensori: bloccati con persone dentro (servizio 112 sommerso di chiamate)
- Metro e treni urbani: fermi
- Negozi: serrande elettriche bloccate aperte o chiuse
- POS: off-line entro 60 secondi (gli UPS dei terminali durano meno di 1 minuto)
- Frigoriferi e congelatori: ovviamente off — ma il cibo dura 4–6 ore prima di deteriorarsi se non li apri
Nei primi 30 minuti
- Bancomat: tutti off-line (alcuni UPS bancari aggiungono 10–20 minuti, poi finiscono)
- Pompe di benzina: ferme (le pompe sono elettriche, indipendentemente dal carburante)
- Casse automatiche supermercati: ferme; alcune catene hanno chiuso, altre hanno usato calcolatrici e carta
- Internet wireline: ancora attivo nelle case con UPS sui router, ma irrilevante senza modem ISP
- Aeroporti: torri di controllo passano a generatori, ma sicurezza passeggeri ed embarchi paralizzati
Tra 30 minuti e 4 ore
- Reti mobili: progressivo collasso. Le torri 4G/5G hanno UPS che durano da 30 minuti a 4 ore, raramente di più. Quando saltano, è impossibile chiamare anche il 112
- Acqua corrente: nelle città servite da pompe (la maggior parte), pressione che cala. Nelle case ai piani alti, l’acqua finisce nei primi 60–90 minuti
- Banche: tutte chiuse
- Distributori automatici: tutti fermi
- Centri di soccorso 112/118: sommersi, tempi di risposta che esplodono
Tra 4 e 12 ore
- Ospedali: passano completamente a generatori. Alcuni, soprattutto piccoli, esauriscono il carburante dopo 12–18 ore se non riforniti
- Ricoveri per anziani: situazione critica, terapie respiratorie a rischio
- Frigo/freezer di casa: dopo 4 ore freezer ancora sicuro se chiuso, frigorifero a rischio. Dopo 8 ore, freezer in scongelamento
- Allevamenti: pompe latte ferme, ventilazione stalle ferma → casi di morie di animali
- Stazioni di servizio con cisterna piena ma pompe elettriche: inutilizzabili. Le scorte di gasolio per generatori non si possono ricostituire
- Negozi alimentari: chi era aperto ha venduto fino a esaurimento. File da 4–8 ore
Oltre le 12 ore
- Acqua: senza ripristino, depuratori si fermano, problemi sanitari
- Comunicazioni: solo radio FM/DAB e ricetrasmittenti CB/PMR446
- Soccorsi: razionati per priorità; le emergenze “minori” (parto in casa, anziano caduto, infarto non grave) vengono dirottate o ritardate
- Sicurezza pubblica: in alcune zone di Lisbona e Madrid si sono verificati saccheggi di negozi piccoli (limitati ma documentati)
Le 7 cose che hanno fatto davvero la differenza nelle case spagnole
Dalle decine di testimonianze raccolte da El País, Público e da forum prepper iberici (AESur, Supervivencia):
- Una radio FM/DAB a pile o a manovella. Chi ce l’aveva ha saputo cosa stava succedendo, gli orari di ripristino previsti, dove andare in caso di emergenza. Chi non ce l’aveva ha passato 14 ore in completa oscurità informativa
- Contanti in tagli piccoli. Banconote da 50 € senza resto non valevano niente. Chi aveva monete e banconote piccole ha comprato. Gli altri no
- Una power bank carica. Il telefono diventa una torcia e — finché la rete regge — un canale di comunicazione. Chi aveva il telefono al 12% alle 12:30 era fuori dai giochi alle 15:00
- Acqua in bottiglia, già a casa. Le pompe si fermano dopo 30–90 minuti. Chi viveva al sesto piano ha smesso di avere acqua quasi subito
- Un fornelletto a gas o pastiglie esbit. Il gas di città in Spagna è in larga parte elettrificato (caldaie a gas con accensione elettronica e pompe). Senza corrente, niente cucina, niente acqua calda
- Una torcia frontale (non solo torcia tenuta in mano). Per chi ha dovuto curare bambini, anziani, animali al buio, la differenza tra “una mano libera” e “due mani libere” è enorme
- Sapere dove sono i vicini anziani e soli. In tutta la penisola, la maggior parte delle vittime indirette è stata di persone sole, in casa, anziane, con dispositivi medici o problemi di mobilità. Chi ha bussato alla porta del vicino di 84 anni alle 14:00 di quel pomeriggio ha probabilmente salvato una vita
Le 6 lezioni operative per l’Italia (perché può succedere anche qui)
L’Italia non è la Spagna, ma assomiglia alla Spagna nelle vulnerabilità che contano. Eccole.
1. Siamo nella stessa rete sincrona europea (ENTSO-E)
La rete italiana è sincronizzata a 50 Hz con quella spagnola, francese, tedesca, austriaca, balcanica. Una propagazione di anomalia, in teoria, può viaggiare. Il 28 aprile è stata fermata al confine spagnolo dalla disconnessione automatica, ma è dipeso dal fatto che il fenomeno si è propagato in modo che le protezioni hanno funzionato. Una sequenza leggermente diversa avrebbe potuto trascinare anche Francia e Italia del Nord.
2. L’Italia ha già avuto un blackout nazionale: il 28 settembre 2003
Quel sabato sera, dalle 03:01 alle 21:40, 56 milioni di italiani sono rimasti al buio (escluse Sardegna e parti di Sicilia). Causa: un alberello caduto su una linea ad alta tensione tra Svizzera e Italia, sequenza di disconnessioni in cascata. Durò 18 ore in media. Da allora, alcuni miglioramenti sono stati fatti (interconnessioni rafforzate, riserve di rotazione), ma la dipendenza dalle importazioni dall’estero è cresciuta, non diminuita.
3. Importiamo dal 15% al 18% del nostro fabbisogno elettrico
Da Svizzera, Francia, Slovenia, Austria, Grecia, Montenegro, Malta. Quando una di queste connessioni va in crisi (è successo nel 2023 sul lato francese per indisponibilità nucleari), la rete italiana fa molto più affidamento sulle proprie centrali a gas. Che dipendono dal gas. Che importiamo. Il sistema è incatenato.
4. Il mix elettrico italiano sta cambiando velocemente
Nel 2024, oltre il 40% della generazione elettrica italiana è stato rinnovabile (idroelettrico, fotovoltaico, eolico). Il fotovoltaico in particolare è in crescita esplosiva. Questo non è un problema in sé — è il futuro — ma richiede un adeguamento della rete (riserve di inerzia sintetica, accumuli, sistemi di stabilizzazione automatica) che non è stato fatto al ritmo necessario. È la stessa identica criticità che ha portato al blackout iberico.
5. La cultura della preparedness in Italia è bassissima
In Svezia, il governo invia ogni 5 anni a tutte le famiglie un opuscolo cartaceo intitolato “Om krisen eller kriget kommer” (“Se arriva la crisi o la guerra”), con istruzioni dettagliate su scorte, comportamenti, contatti. In Finlandia esiste la stessa cosa. In Svizzera, ogni edificio nuovo dal 1963 ha un rifugio antiatomico obbligatorio.
In Italia, niente di tutto questo. La Protezione Civile fa un ottimo lavoro reattivo ma la prevenzione individuale è lasciata al singolo. IT-alert è un canale di notifica, non un programma di preparazione.
6. Il numero di blackout di rete cresce in tutto il mondo
Nel 2023: Texas (1 settimana, 4 milioni di persone), Pakistan (24 ore, 220 milioni). Nel 2024: Cuba (ripetuti), Ecuador (blackout di 8 ore per stress idrico-elettrico). Nel 2025: Spagna/Portogallo, Cile (centro-nord, 14 ore), Vietnam (zone industriali del nord). Stime ENTSO-E e IEA: la frequenza di eventi gravi di rete in Europa è destinata ad aumentare nel decennio 2025–2035 prima di stabilizzarsi.
Quanto è probabile un blackout iberico in Italia?
Probabilità grezza, sulla base degli ultimi 30 anni di dati ENTSO-E e dei rapporti pubblici di Terna SpA (l’operatore di rete italiano):
| Scenario | Probabilità annuale stimata | Durata media |
|---|---|---|
| Blackout locale (un quartiere, una città) | Altissima (decine all’anno) | 30 min – 3 h |
| Blackout regionale (una o più regioni) | Media (1-3 eventi all’anno) | 1 – 8 h |
| Blackout macro-regionale (mezza Italia) | Bassa ma non trascurabile | 4 – 18 h |
| Blackout nazionale (intero Paese, scala 28/9/2003) | Bassa (~1-3% annuo) | 12 – 24 h |
| Blackout transnazionale tipo iberico (Italia + un altro Paese) | Molto bassa ma in aumento | 8 – 36 h |
Probabilità cumulativa di almeno un blackout esteso (>6h, scala regionale o superiore) nei prossimi 5 anni: secondo modelli probabilistici basati sulla letteratura ENTSO-E, superiore al 60%.
Cosa devi avere in casa PRIMA del prossimo blackout (lista verificata)
Questa è la sintesi pratica. Per il dettaglio rimando agli articoli pilastro su Pronti al Peggio (linkati in fondo).
Energia
- Power bank da almeno 20.000 mAh, sempre carica
- Power station portatile (300–1.000 Wh) per frigo, router, dispositivi medici
- Pannello solare pieghevole, se hai balcone/giardino
- Frontale LED + 1 torcia tattica + batterie AA/AAA di scorta
- Fornelletto a gas cartuccia o pastiglie esbit + 1 pentolino
Acqua
- 6 litri a persona in bottiglie chiuse (rotazione semestrale)
- Filtro a cannuccia tipo LifeStraw o Sawyer Mini
- 20–30 pastiglie di disinfezione (Aquatabs, Micropur)
Cibo
- 3 giorni di scorta non deperibile: scatolette, barrette, frutta secca, miele, cioccolato fondente
- 1–2 razioni militari/civili (NRG-5, BP-5) opzionali
Comunicazione
- Radio FM/DAB a manovella + solare con USB-out
- Walkie-talkie PMR446 se hai familiari da raggiungere
- SIM prepagata di operatore secondario, con credito attivo
- Lista cartacea di numeri di emergenza (a memoria non te li ricordi)
Liquidità
- 200–400 € in contanti in tagli da 5, 10 e 20 €
Salute
- Farmaci personali per 7 giorni minimo
- Kit pronto soccorso base
- Mascherine FFP2
Documenti
- Copie cartacee e digitali (USB) di documenti, polizze, libretti sanitari
Vestiario
- Scarponcini robusti già rodati
- Cambio completo stagionalmente aggiornato
- Coperta termica + sacco bivvy
Cosa fare DURANTE un blackout (i primi 10 minuti contano)
- Stacca l’interruttore generale. Quando la corrente torna, può tornare con sovratensioni che bruciano elettrodomestici
- Non aprire frigo e congelatore. Restano sicuri per 4-6 ore (frigo) e 24-48 ore (freezer pieno) se non li apri
- Accendi una sola luce (frontale o candela in contenitore di sicurezza)
- Verifica gli anziani e disabili vicini. Citofono, porta, telefono. In quest’ordine
- Accendi la radio FM/DAB. RAI Radio 1 ha canali regionali con bollettini di emergenza
- Conserva la batteria del telefono. Spegni 4G/5G, lascia solo SMS in entrata
- Riempi la vasca da bagno (acqua per scarichi WC) se hai motivo di pensare che durerà più di un’ora
- NON usare candele in stanze con bambini, animali o anziani in autonomia compromessa. Tantissimi incendi domestici durante blackout. Preferire torcia ovunque possibile
- NON accendere generatori in casa, garage chiuso o ambienti scarsamente ventilati. Monossido di carbonio uccide silenzioso. Più morti per CO che per cause primarie nei blackout americani 2020–2024
- Aspetta. Mantieni la calma. Nella maggior parte dei casi tornerà tutto in 1–3 ore
FAQ — Domande frequenti sul blackout iberico del 28 aprile 2025
Quando è stato il blackout in Spagna e Portogallo? Il 28 aprile 2025, alle ore 12:33 ora locale (UTC+2). È durato in media 10-14 ore, con punte di 23 ore in alcune zone.
Quante persone sono state coinvolte? Circa 55-60 milioni tra Spagna continentale, Portogallo, Andorra e parti del sud della Francia.
Quanti morti ha causato il blackout iberico? Almeno 7 morti accertate per cause indirette: incidenti stradali ai semafori spenti, dispositivi medici off-line, intossicazioni da generatori in ambienti chiusi, cadute in ascensori bloccati. Il bilancio definitivo è probabilmente più alto a causa di patologie aggravate non immediatamente attribuibili.
Qual è stata la causa ufficiale? Il rapporto ENTSO-E ha attribuito l’evento a una cascata di oscillazioni di frequenza in una rete con bassa inerzia, che ha portato alla perdita di ~15 GW di generazione in pochi secondi. Le cause prime sono ancora in fase di accertamento finale, ma le rinnovabili non sono indicate come “causa”: è citata l’inadeguatezza della rete a gestire un mix elettrico con elevata penetrazione di solare ed eolico senza adeguati sistemi di stabilizzazione.
Le rinnovabili sono state la causa del blackout? No, secondo ENTSO-E. Le rinnovabili funzionavano correttamente. Il problema è che la rete elettrica, progettata 50 anni fa per gestire grosse centrali rotanti, non era stata adeguata abbastanza per gestire l’attuale mix con elevata penetrazione di generazione “non sincrona”. L’analogia: non è colpa della Tesla se l’autostrada non ha colonnine. Ma se la rete vuole più Tesla, deve mettere le colonnine.
Può succedere anche in Italia? Sì. La rete italiana fa parte della stessa rete sincrona europea, ha vulnerabilità simili, e l’Italia ha già subito un blackout nazionale il 28 settembre 2003 (durata 18 ore, 56 milioni di persone). Stime probabilistiche basate sui modelli ENTSO-E indicano una probabilità cumulativa superiore al 60% di subire almeno un blackout esteso (>6 ore, scala regionale) nei prossimi 5 anni in Italia.
Cosa bisogna avere assolutamente in casa? Power bank carico, radio a pile/manovella, torcia frontale, 6 litri di acqua a persona, 3 giorni di scorta cibo non deperibile, 200-400 € in contanti in tagli piccoli, scarpe robuste rodate, farmaci personali per 7 giorni, mascherine FFP2, copie cartacee dei documenti.
Quanto dura un blackout medio in Italia? La maggior parte dei blackout locali italiani dura meno di 3 ore. I blackout regionali si attestano tra 4 e 8 ore. L’unico vero blackout nazionale (2003) è durato 18 ore di media. Tempi di ripristino crescono con la dimensione dell’evento, perché la procedura di “black start” (riavvio della rete da zero) è lenta per ragioni di sicurezza.
I bancomat funzionano durante un blackout? No. Si spengono entro pochi minuti. Quel poco che funziona si esaurisce in 10-20 minuti grazie agli UPS interni di alcune banche. Dopo, niente prelievi possibili per ore o giorni.
Il cellulare funziona durante un blackout? Sì, ma per un tempo limitato. Le torri 4G/5G hanno gruppi di continuità (UPS) che durano dai 30 minuti alle 4 ore. Dopo, la rete cellulare collassa progressivamente. In Spagna le reti hanno retto in media 6-8 ore, poi crollo.
Quanto resiste il cibo nel frigorifero senza corrente? Il frigorifero: 4-6 ore se non lo apri. Il freezer pieno: 24-48 ore se non lo apri. Il freezer semi-vuoto: 12-24 ore. Aprire la porta dimezza questi tempi.
Come posso prepararmi senza spendere migliaia di euro? Il kit minimo essenziale costa 150-250 € per un adulto e si può assemblare in 2-3 mesi spalmando gli acquisti. La power station è l’oggetto più caro: parte da 200-300 € per modelli base utili.
In sintesi
Il blackout iberico del 28 aprile 2025 ha fatto qualcosa che 22 anni di rapporti tecnici non erano riusciti a fare: mostrare a 60 milioni di europei, in 14 ore, cosa significa davvero la dipendenza dalla rete elettrica. Pos, bancomat, ascensori, semafori, telefoni, pompe d’acqua, frigoriferi, ospedali, aeroporti. Tutto, contemporaneamente.
L’Italia ha tutti gli ingredienti per un evento simile: rete invecchiata, dipendenza energetica estera al 15-18%, mix elettrico in rapida trasformazione, cultura preparedness quasi nulla, nessun manuale di emergenza distribuito casa per casa.
Il prossimo blackout esteso ci sarà. Non è una previsione apocalittica: è la media statistica degli ultimi 25 anni. La domanda non è “se”, ma “quando” e “quanto durerà”. Le 7 cose che hanno fatto la differenza nelle case spagnole di quel pomeriggio sono le stesse 7 cose che faranno la differenza nelle case italiane il giorno in cui salta la corrente. Costano in totale meno di 200 €.
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Articolo aggiornato a maggio 2026 sulla base del rapporto preliminare ENTSO-E sull’evento del 28 aprile 2025, dei dati Terna SpA sulla rete elettrica italiana, dei rapporti annuali IEA, e delle testimonianze raccolte dalla stampa spagnola e portoghese.